domenica 25 giugno 2017

Intensivo viniasa yoga con Sara e John







Risucchiata immediatamente dalla quotidianità non sono riuscitasubito, come mi ero ripromessa, a scrivere due righe sul blog riguardo alla settimana intensiva di ritiro di vinasa yoga condotta e organizzata da Sara http://www.lascimmiayoga.com/ e John https://dutchsmilingyogi.com/
Sono stati giorni molto intensi. 48 ore tra pratica, meditazione, pranayama, studio delle asana, anatomia e filosofia dello yoga, dalle 7,30 del mattino fino le 19. Tutto in un bellissimo casale nello splendido scenario della Toscana a 12 km da Volterra, lontano da centri abitati, per dare ancora di più la possibilità di poterci concentrare fino infondo in quello che stavamo facendo. 15 ragazze e un ragazzo, molto diversi tra loro, spinti dall'amore per lo yoga e dalla curiosità di imparare di più da questa meravigliosa disciplina. Appagati pienamente dalle bellissime lezioni di John e Sara, che attraverso la loro semplicità  conoscenza e competenza, ci hanno guidato passo dopo passo, asana dopo asana in questo bellissimo viaggio attraverso lo yoga e verso noi stessi.
Io, questo percorso, l'ho iniziato più di dieci anni fa. Principalmente praticavo nuoto, corsa e bici. Mia zia continuava a dirmi che mi mancava lo yoga (che lei praticava già da anni) come disciplina complementare. Iniziai frequentando la palestra dove andava lei e iniziai con Hata Yoga. Ricordo fin dall'inizio la sensazione di benessere che si prova dopo una lezione di yoga!!!Olga, la mia prima insegnante, riusciva a guidare le asana passo dopo passo, facendotele capire e sentire anche attraverso le sue correzioni. Abituata com'ero a far sport super dinamici, poteva capitare qualche volta che mi annoiassi e che in shavasana arrotolassi in tappetino per scappare a fare la doccia,ma  fin da subito ho voluto continuare a ritrovare quel benessere. Negli anni non ho mai smesso di praticare e ho cambiato alcuni insegnanti provando anche stili diversi: haha, viniasa ashtanga, e anusara.
Pur facendo altri sport, continuo a fare yoga perché fortifica potenzia e aumenta la l'elasticità muscolare, aumenta le capacità di concentrazione, e di equilibrio e la resistenza. Per tali ragioni aiuta a prevenire gli infortuni in altri sport. Fare yoga è una forma di meditazione attiva. Aiuta ad essere più centrati e a ritrovare un equilibrio interiore.  Il benessere che si prova a praticare, piano piano inizia a prendere spazio sempre di più nella vita di tutti i giorni anche fuori dal tappetino!

Abbiamo imparato che non esiste l'asana, la posizione perfetta, che il proprio corpo va ascoltato e rispettato. Così come abbiamo imparato che bisogna distinguere tra "blocchi fisici e oggettivi" e blocchi emotivi, e che la sfida più grande nello yoga, non è raggiungere la posizione corretta, ma avere il coraggio di guardarsi dentro e superare quei blocchi emotivi.  
A distanza di una settima, tornando alla quotidianità, ho potuto constatare di essere più tranquilla e di riuscire a gestire meglio emozioni come la rabbia e il nervoso. Per il carattere che ho io, tendenzialmente frenetico, essere stata guidata per una settimana in un viaggio verso me stessa mi è servito a mettere a fuoco molte cose, a tranquillizzare la mente, e ad aiutarmi ad avere una visione più   pulita dentro di me.

Se già da qualche anno, più per soddisfare una mia curiosità personale, ero dell'idea di continuare il percorso dello yoga, facendo il corso per insegnanti, dopo questo intensivo ne sono ancora più convinta. Se riuscirò ad organizzarmi e ad incastrare con il lavoro, al contrario di quella che era la mia idea prima di aver fatto l'intensivo, ora credo che mi piacerebbe molto anche farlo con la modalità a moduli ( 3 moduli di dieci giorni full time), perché ho constatato che avere il tempo di immergersi completamente in quello che si sta studiando senza avere distrazioni esterne da i suoi frutti.
Grazie a Sara e a John per aver arricchito così tanto il mio percorso, e grazie anche a tutte le ragazze che hanno condiviso con me perte di questo meraviglioso viaggio rendendolo ancora più speciale!!!!!




domenica 7 maggio 2017

Marocco Bike Tour

Un viaggio meraviglioso e incredibile, in cui non sono importanti i Km, il dislivello, le salite e le discese fatte. La bici è mezzo che ci fa vivere il viaggio completamente immersi in una natura spettacolare che cambia scenario in continuazione. Un grazie davvero di cuore a chi ci ha aiutato a realizzrlo: a Fabio, che ha passato serate intere a studiare la traccia portandoci in posti completamente al di fuori delle mete turistiche e ad Hassan il nostro accompagnatore berbero grazie al quale abbiamo potuto comunicare con le persone del posto e immergerci ancora di più in un mondo imparagonabile al nostro.
Qualche scatto di Fez la più antica delle città imperiali, che ci introduce nella nostra nuova dimensione.


l'antichissima conceria di Fez






Giorno uno: Ksar Timnay (20 km da Midelt) Tounfite /80 km x 1600


Lasciamo Fez e dopo un lungo trasferimento in macchina in cui saliamo decisamente di quota per arrivare sull’alto atlante, ci fermiamo a Kzar Timnay da dove inizieremo a pedalare. Posto turistico, ultime birre…

Il prima.......



La prima tappa prevede 80 km per circa n1500 d+  e in questa distanza il paesaggio cambierà più volte. Dopo un lungo trasferimento su di un altopiano che passa attraverso i paesini, ci addentriamo in un ambiente sempre più selvaggio. Arriviamo all’interno delle gole del cirque de Jaffar, un imponente canyon che attraversiamo con il naso per aria seguiti da Hassan che per riuscire a passare fa dei numeri da circo!






 
Risaliti dalle gole il paesaggio cambia di nuovo le montagne sono alberate ma brulle, intorno a noi la natura la fa da sovrana. Il cielo sopra di noi è nuvolo e inizia ad arrivarci qualche goccia. Tramite Hassan veniamo ospitati in una capanna berbera. Ci sono solo donne e bambini, gli uomini, immagino, saranno fuori al pascolo. Veniamo accolti con ampi sorrisi nella loro “casa” che ha solo due stanze e ci fanno accomodare per terra sui loro tappeti. Ci accendono una piccola stufetta a legna che rende subito l’ambiente super confortevole all’interno di quelle grosse mura fatte di paglia e fango, ci preparano il the, e una frittata con del pane facendo di tutto, nonostante la barriera della lingua, per farci sentire a nostro agio. Una delle bimbe con cui mi metto un po’ a scherzare, mi viene in braccio e non mi molla più per tutto il tempo. Quando ce ne andiamo la Dani le lascia il portafortuna che aveva attaccato allo zaino, un piccolo peluche, che la bimba continua a tenerselo fra le mani e a baciarlo! Rimontiamo in sella alle bici mentre Hassan pensa a lasciargli una piccola ricompensa.






Facciamo gli ultimi kilometri sotto una fine pioggerellina arrivando fino al villaggio di Tounfite. Sulle montagne che sovrastano il paesino ci sono ancora lunghe lingue di neve. Fa freddo! All’arrivo veniamo a sapere che saremo ospiti nella casa della zia di Hassan. I ragazzi si preparano per andare a lavarsi nell’hammam pubblico del paese, esperienza che noi ragazze invece non possiamo fare per una questione di orari. La nostra doccia sarà una piccola stanzina, con una stufetta a legna che scalda l’acqua e l’ambiente, con in mezzo una turca (con dentro una bottiglia), una bacinella e una ciotola per prendere l’acqua e versarsela addosso.

La prima sera impareremo da subito anche che qui non c’è fretta per la cena…..il primo di uno dei tanti tajin, con pane e the….



Giorno due: Tounfite- Anergui


Ci svegliamo con le vette che guardano il paesino ricoperte di neve, ma sotto un bel sole. Salutiamo e ringraziamo la zia di Hassan che ci ha ospitato e lasciamo Tounfite mentre i ragazzi del paese vanno a scuola.





  La tappa di oggi, apparentemente semplice, prevede anche un trasferimento con la macchina e una discesa free raid. Anche oggi il paesaggio cambia ancora. Facciamo quasi 70 km tra dolci colline, campi verdi di frumento macchiati dal rosso dei papaveri.


 Carbonaie



 Nei pressi di Tizi N' Isly carichiamo tutte le bici sul tetto della macchina di Hassan, che nel frattempo ha già trovato un altro “autista” che ci carica tutti sul suo furgone. Facciamo un lungo tratto in macchina passando attraverso delle gole meravigliose e salendo su di un altopiano. Dopo una lunga salita ( con la macchina) ci fermiamo ad ammirare i granai di Aoujgal. 

Dopo qualche scatto ripartiamo in macchina. I prossimi km saranno un incognita in quanto Hassan dice di aver percorso quel tratto anni fa e di non ricordarselo bene. La gente del posto (perplessa) ci dice che ci vorranno almeno tre ora per uscire da lì. Sono circa le sei e mezza del pomeriggio….ripartiamo.
Difficile descrivere il posto in cui ci troviamo, una immensa piana desertica rocciosa e ondulata. La carraia che si srotola sotto alle ruote del nostro mezzo diventa sempre più insidiosa. Hassan con il 4x4 davanti a noi passa a fatica molti tratti, noi dietro con il furgone facciamo l’impossibile. Il sole sta calando lasciandoci nel nulla in mezzo ad un bellissimo tramonto. All’arrivo del buio iniziamo a preoccuparci. Si segue una pista molto vaga, passiamo a fatica diversi tratti con un fango che fa effetto sabbie mobili! Finchè il furgone non ce la fa e l’autista è costretto a prendere una deviazione fra le rocce. Per rientrare sulla pista bisogna legare il 4x4 e noi dobbiamo andare dietro a spingere.

 Passiamo, incredibilmente. Le insidie però non non sono finite. Mentre Hassan riesce ad andare avanti con il 4x4 noi dobbiamo tornare e scendere per spingere. La “pista” è un cumulo di rocce che dobbiamo spostare per riuscire a far passare il furgone. Noi siamo a piedi per alleggerirlo e per cercare, dove possibile, di muovere le rocce per farci passare le gomme. Il fascio di luce dei fari della macchina illumina qualcosa di piccolo e argenteo che si muove veloce tra le rocce. Uno scorpione con la coda per aria sulla difensiva passa e rinasconde velocemente tra i sassi. Passiamo anche questo tratto.  Per un po’ la pista sembra migliorare. Ci fermiamo un attimo per far prendere fiato all’autista e sciogliere un po’ la tensione.  Scendiamo dalla macchina e il cielo stellato sopra di noi ci lascia a bocca aperta facendoci sentire infinitamente minuscoli nell’universo. Qualche passo più in là accanto a noi il nostro autista si accende una sigaretta e la aspira senza dire una parola in due tiri!
Risaliamo sulle macchine e ripartiamo in mezzo alle rocce. Andiamo a passo d’uomo con il furgone che ondeggia come una barca in mezzo al mare in tempesta. In effetti sono ormai più di tre ore che siamo in mezzo al nulla! Ad un certo punto mi giro, e guardando fuori dal finestrino alla mia destra distinguo delle luci…sono macchine! E’ una strada! Finalmente siamo fuori pericolo, ce l’abbiamo fatta!!!!! La tensione piano piano si scioglie, ma ci metteremo ancora un po’ prima di arrivare alla nostra gite de tape quasi alle 11, in mezzo al nulla. Al nostro arrivo brindisi ( con le birre prese da Fez viste per la prima e ultima volta). Ci aspettano due camerate, materassi per terra, un caldo Hammam e l’immancabile tajin!


Giorno 3: Anergui- gole dell’Assif Melloul- Cathedral di Amsfrane – Zaouiat Ahensal (Kashba)



Partiamo circondati dalle montagne. Nella prima parte di questa tappa Hassan non potrà seguirci perché faremo 35 km in mezzo a delle gole di un fiume, e l’ultima volta che Fabio era passato di qua, aveva dovuto percorrere lunghi tratti nell'acqua. In realtà ci accorgeremo che le condizioni sono migliorate a tal punto che ora ci possono passare anche i fuori strada. L’ambiente in mezzo alle gole è mozzafiato!!!!!Sono 35 km di sali scendi scorevolissimi, se non fosse che ad un certo punto un ramo si mette deve non deve e spacca il forcellino della bici di Anny! L’unica bici di cui non abbiamo il forcellino di riserva perché la bici con la quale sarebbe dovuto venire si è crepata prima della partenza e ha dovuto farsela prestare!!!! Conosco bene Anny e sono tranquilla. Infatti dopo un’ ora di lavoro, tante fascette, cacciavite, smartellate con i sassi, riesce a farci stare il forcellino della bici di Gianluca e si riparte! 









Prima di uscire dalle gole ci si ferma in una ansa del fiume per tuffarci nelle sue acque!



Usciti dalle gole decidiamo poi di non fermarci e di attaccare la lunga salita che ci aspetta oggi.
Si passa ad un paesaggio quasi alpino. Dopo un po’ di salita ci troviamo davanti a noi l’imponente Cathedral di Amsfrane, una conformazione rocciosa che ricorda un po’ la nostra tofana di rozes!!!
Arrivati al passo, quando iniziamo a scendere il paesaggio davanti a noi cambia ulteriormente. Distese di campi verdi, coltivati e villaggetti di paglia e fango color ocra, animali al pascolo e campi solcati dal vomere tirato dall’asinello. Qui uomini e animali se la devono sudare davvero la pagnotta! Imbocchiamo un single track fra le case che con saliscendi che ci porta nell’imbrunire, fino al villaggio di Zaouiat Ahensal. Li dovremo fare un ultimo sforzo di 50 metri per raggiungere la kasbah  arroccata sotto cui dormiremo. Sembra di essere in una piccola perla incastonata nelle montagne! Ci aspetta una doccia quasi calda, il solito tajin e ottimo the alla menta!

Giorno 4 Zouiat Ahensal-  El Fugani-Tagreft  65 km x 1000 d+



La tappa in programma per oggi fa paura: Prevede 75 km per 2200 d+

Nonostante tutto ci si sveglia con molta calma e si va particolarmente a rilento anche rispetto agli altri giorni. Ci sono bici da sistemare, la colazione che non è pronta, la visita alla casbha da fare e tutti i bagagli e le bici da caricare sulla macchina perché prima dobbiamo fare un tranfert con la macchina per arrivare ad un passo. Ovviamente vale la pena la visita alla Kasbah. Le qasba sono sorta di fortezze costruite a partire dal 600 con una tecnica di paglia e fango chiamata pisè, che in realtà rende le costruzioni molto robuste per questo si sono conservate così a lungo nel tempo.



 



 Saliamo in macchina che sono quasi le 10, e come se non bastasse lungo il tragitto ci fermiamo a scattare foto e a far fumare l’autista. Sarebbe tutto ok…..se la tappa di oggi prevedesse il riposo!!!!Invece no!!!Arriviamo finalmente al passo  a quota 2760 m. C’è un sole splendido, ma la quota si sente e fa freddo. Ci bardiamo ben bene per affrontare la lunghissima discesa. In realtà perdiamo quota molto lentamente, iniziamo ad attraversare paesini che sembra che conoscano di più il turismo rispetto a quelli che abbiamo passato fino ad ora. Attraversiamo una lunga valle dellAit Bougmez detta “valle della felicità” . Ci sono molti tappeti fatti a mano esposti in vendita sulle rocce, vediamo donne al fiume che li battono per lavarli. Scene di altri tempi. Anny buca la ruota dietro ed è costretto a fermarsi per aggiustarla. La cosa diventa un po’ più complicata per la questione del forcellino di fortuna. Noi proseguiamo e dopo forse tre ore che scendiamo e pedaliamo sul piano arriviamo all’attacco della prima salita che dovrebbe portarci sul primo dei due passi che dovremmo attraversare oggi.  Inizia un interminabile salita. E’ tardi, non c’è la spinta e lo spirito sapendo tutto quello che ancora manca. Fabio e Anny sono rimasti indietro per la gomma forata, io e Dani andiamo a rilento, gli altri sono avanti. Hassan ci raggiunge per dirci che ci cerca un passaggio in macchina. La strada è trafficata da diversi mezzi perché pare che la stiano asfaltando, non ci mette molto a trovare un furgoncino che uno alla volta ci carica tutti!!!!
video

Intanto Hassan è andato a recuperare Anny e Fabio, e sul passo, a Tizi Ait Imi  a quota 2905 m sotto le vette innevate del M’goun che ci guarda dall’alto, ci ricompattiamo tutti. Li, come se non avessimo un altro passo da fare, ci fermiamo a mangiare con tutta calma. Poi iniziamo una lunga discesa nella verde e bellissima vallata del M’Goun. Arrivati giù al fiume, facciamo un briefing: che fare?è tardi, e se ci mettessimo di buona lena avremo ancora 4 ore da pedalare per finire la tappa. Non si arriverebbe prima delle 9 di sera. Hassan ci dice che a una quarantina di minuti da li  c’è una gite de tape in valle, che lui conosce.  Ragionevolmente decidiamo di fermarci.  I 40 minuti diventano circa un ora e mezza facendo una bellissima deviazione fra i villaggi che tra single track e sentierini ci porta dove Hassan ci sta aspettando con la macchina. Siamo finalmente arrivati alla gite de tape…..basta attraversare il fiume senza ponte!!!!Niente paura!ci carichiamo le bici in spalla e passiamo sopra ad un tronco che ci porta dall’altra parte!!!Ai nostri bagagli ci penserà un asinello! Veniamo accolti con l’immancabile the alla menta e le noccioline! Siamo in mezzo alla foresta ai piedi di una montagna.  La poca corrente disponibile è data da un generatore. Le nostre stanze con coperte e materassi per terra sono ben isolate dagli spessi muri di fango e paglia e profumate dal legno di cedro di cui sono fatte i soffitti. Anche stasera avremo una doccia calda, e un tajin particolarmente buono. Non tutti riusciamo a caricare i nostri telefoni…..Per fortuna Gianluca si!



 
Giorno 5 Tagreft- valle del M’Goun passo El Fugani Gole Ameskar

Oggi, nonostante il fiume da attraversare e le valigie da caricare sull’asinello, riusciamo finalmente a partire presto. Ci aspetta una lunghissima salita per arrivare dopo circa 1000 md+ al Passo Tizi al fougani a 3009 di quota!!!Siamo felicissimi, l’ambiente è ancora una volta spettacolare, ci abbracciamo e tiriamo fuori la maglietta del viaggio e la bandiera berbera per fare una foto.





Ora, da qui ci sono due possibilità per scendere: proseguire sulla pista, o provare una traccia free raid che Fabio aveva trovato prima di partire su wikiloc. Quando arriviamo all’attacco del sentiero siamo tutti un po’ perplessi. Il primo a decidersi a partire con traccia alla mano è Gianluca che vediamo scomparire nella vallata per poi riapparire come un piccolo puntino sulla riva della vallata opposta. Poi partono Fabio e Anny. Anche loro li vediamo scomparire e riapparire nella vallata opposta grandi come due puntini. Solo che anziché prendere la stessa traccia di Gianluca li vediamo scendere lungo il letto del fiume. Io dani Chiara e Obi, rimaniamo ancora li per un po’, poi decidiamo di prendere la pista magari stando attenti di vedere se si trova qualche taglio carino da fare. Io personalmente sono molto perplessa e preferisco la pista, mentre loro si buttano all’avventura su un sentiero che Hassan dice di aver fatto a piedi (chiedendo conferma a dei pastori). Dopo qualche curva mi fermo per controllare se vedo i miei compagni di viaggio sparpagliati sulla montagna e li vedo arrivare tre da una parte e due dall’altra con la bici a mano! Finalmente ci ricompattiamo…..manca solo Gianluca che intuiamo che arrivi alla fine della discesa lungo il letto del fiume, ma quando ci arriviamo lui non c’è. Chiediamo un po’ alla gente del villaggio, ma nessuno ha visto passare qualcuno in bicicletta. Iniziamo a preoccuparci. Intanto attorno a noi iniziano arrivare dei bambini. Finalmente riceviamo un messaggio sulla nostra chat del cellulare. E’ lui, sta bene, ma è fuori traccia!!!!!Meno male che la sera prima era riuscito a ricaricare il telefono!!!!!<Con l’aiuto della tecnologia, messaggi, cellulare e gps riusciamo ad individuare la posizione, a capire dov’è e ad indicargli il modo per tornare. >Passa almeno un ora e mezza prima che lo si riveda sbucare fra i ciotoli del letto del fiume. Un ora e mezza in cui diventiamo l’attrazione principale di tutti i meravigliosi bimbi del villaggio che facendoci sciogliere la tensione ci aiutano a far volare via il tempo, tra scherzi, giochi, e ampi sorrisi!!!Quegli stessi sorrisi che accoglieranno Gianluca al suo arrivo, stremato, stanco, affamato….e desolato!





 
Tempo di farlo riprendere un attimo e ci rimettiamo in sella decidendo di variare un po’ anche la traccia di oggi facendo un transfert con la macchina per non arrivare con il buio. Ci dirigiamo verso le bellissime gole di Amekcar che attraversiamo con diversi saliscendi.


 Fino ad arrivare al villaggio di  Bou Thrarar. Di li pedaliamo ancora un po’ poi carichiamo tutte le bici per attraversare la meravigliosa valle del Dades…peccato non averla pedalata, ma siamo già al tramonto, e forse per quello sembra ancora più magica. Arriviamo con il buio in un paesino della valle. Veniamo accolti in uno splendido alberghetto in stile riad con tutti i confort! Che meraviglia la doccia e il letto!!!!!
 Stasera niente tajin…..ci vengono portati un antipastino, un insalata con formaggio, e altre nuove bontà per il nostro palato….non chè due bottiglie di vino che ci costeranno 4 volte più di quello che paghiamo la stanza per dormire……qui gli alcolici non sono proprio cosa!!!!!Mentre io sono sono in bagno la maggioranza vota per una variante per l’indomani……


Giorno 6  Gole del dades (vista) - Baumalne - deserto del sagro passo Tizi'n tazazert(2283) discesa a bab n'ali

95 km x 1400

Lasciamo il nostro riad di buon ora e ci mettiamo a pedalare in salita su asfalto verso un albergo riad che dall’alto domina la vallata del dades. Dopo circa una mezz’ora 40 minuti, lo raggiungiamo. Ci fermiamo a scattare un po’ di foto, poi mi dicono che dobbiamo ritornare indietro…….Variante decisa mentre ero in bagno, solo per scattare due foto nel posto più turistico che abbiamo visto di tutto il viaggio!!!!Va bhe..


Ridiscendiamo sui nostri passi e iniziamo a pedalare in mezzo a paesini. Qui sembra che siano più abituati ai turisti.
 

Ad un certo punto lasciamo la zona abitata e iniziamo ad addentrarci in un immenso pianoro desertico. Ci lasciamo la civiltà dietro di noi, davanti, all’orizzonte montagne, in mezzo il nulla! In lointananza vediamo qualcosa di grosso che muovendosi alza polvere. Non capiamo, bene cosa sia, ma zummando con gli obbiettivi delle macchine fotografiche ci togliamo ogni dubbio...


 Purtroppo passiamo anche per una zona piena di rifiuti probabilmente trasportati dal vento. Le montagne verso le quali pedaliamo sembrano sempre li, ma in realtà ci mettiamo ore prima di raggiungerle.


Finalmente ci immettiamo in una valle prima di iniziare la lunga salita. Facciamo una pausa per mangiare qualcosa, poi ripartiamo attaccando la lunga e meravigliosa salita. Arrivati in quota ci sembra sempre che il passo sia dietro la prossima curva, invece le curve diventano davvero tante prima di raggiungere il passo Tizi'n Tazazert quota 2283!!! La stanchezza inizia a farsi sentire arrivo su cantando in lingue strane….



Al passo ci aspetta una spece di rifugetto dove ci sono ad accoglierci una donna, un uomo, e un cagnolino che si scioglie letteralmente con le nostre carezze. Ci prendiamo una pausa per berci un buon te alla mente e un paio di coca ammirando il panorama. Fa freschino, la quota si fa sentire. Iniziamo a scendere mentre il sole inizia a calare. L’orario perfetto!!!! Il panorama che si apre davanti a noi è spettacolare, siamo nell’anticamera del deserto. Montagne rocciose e poche piante.

Avvolti da una luce meravigliosa, arriviamo dopo quasi due ore in una sorta di riad in mezzo al nulla sullo sfondo di due giganteschi “mammelloni” di roccia chiamati bab n’ali. 





Ci accoglie una famiglia berbera, padre madre e due bimbe meravigliose. Stanze spartane, materassi per terra, ma ben riparati dietro alle spesse mura di paglia e fango. Ci aspetta una doccia bollente, tanto tajin, riso, e spiedini. Mangiamo fuori sotto una tenta bebera, sotto ad un cielo incantevole con la via lattea che ben si distingue su di noi. 

Spaghettata??!!!!
 
Giorno 7 bab n’ali – N’cob 34 km x 500 d+


Oggi ci aspetta una tappa corta defaticante……ma bellissima!!!! Partiamo infatti con tutta calma, Hassan non potrà starci dietro con la macchina perché ci addentreremo fra sentieri delle montagne.






Andiamo verso i due mammelloni Bab N’Ali, e quando li raggiungiamo non possiamo non perderci fra foto e filmati! Il cielo di un azzurro incredibile contrasta con i colori rossastri della terra, il sole splende su di noi, ma il caldo non da fastidio, è un clima secco, piacevolissimo! Facciamo scorrere le ruote felici come dei bambini sui primi single track che troviamo nel nostro viaggio. Continuiamo a pedalare su di un altopiano desertico, ormai siamo sulle montagne del sagro. Il colore rossiccio della terra è macchiato ogni tanto da verdi palmeti. Nel primo pomeriggio raggiungiamo un bellissimo albergo riad, nel paesino di N'Kob. Anche questa volta con tutti i confort piscina compresa. Vi troviamo un altro gruppo di pedalatori austriaci. Stasera cena a bordo piscina sotto la tenda berbera.


Giorno 8 N'Kob tranfert Tizi’n Tichca


Ultimo giorno…. Ci svegliamo con calma perché in teoria oggi dovremmo fare solo un trasferimento con la macchina per salire in quota per poi buttarci in un’ infinita discesa verso la piana di Marrakech. Dal passo di Tizi’n Tichca dove arriviamo con la macchina prendiamo subito un sentiero che lascia la strada alle nostre spalle e si addentra nelle montagne. Dopo un breve tratto di discesa molto sconnessa iniziamo un po’ di salita.  Ormai non vediamo più la strada che abbiamo lasciato alle nostre spalle e siamo immersi in mezzo alle montagne in un ambiente che ci ricorda quello nostro alpino.



 Dopo un po’ che pedaliamo finalmente vediamo spuntare fra le nuvole, il colosso roccioso del Tubkal, che con i suoi 4167 metri di altezza è la montagna più alta del Marocco. Dopo circa un oretta che pedaliamo arriviamo in un villaggio in quota dove vediamo un campo da calcio nel quale si sta svolgendo un partita mista. Molliamo le bici per fare un invasione di campo e metterci a giocare con loro. Purtroppo la partita non finisce nel migliore dei modi. Fabio corre sull’ala sinistra del campo per fare un azione in scivolata, becca dell’erba bagnata e vola a terra con una schienata clamorosa. Gli corriamo incontro pensando che stia ridendo, invece la scena che ci troviamo davanti è preoccupante.  Disteso a terra in una pozza d’acqua, senza il respiro dalla botta. Allontaniamo tutti i bambini che gli si sono fatti intorno per vedere per farlo respirare. Anche noi siamo con il fiato sospeso, in attesa di un cenno da parte sua, che per fortuna dopo un interminabile minuto arriva. “non sei mai stato bravo he giocare a calcio!?” La voce di Anny interrompe il silenzio e scioglie la tensione.  Fortunatamente Fabio riesce ad alzarsi, si mette le cose asciutte che ha, mi prendo il suo zaino e salutando con la coda tra le gambe ripartiamo…..Marocco uno, Italia zero!!!!! Arrivati al primo paesino in cui passa una strada chiamiamo Hassan. Fabio e Obbi prendono una strada asfaltata per cercare di raggiungerlo più velocemente. Noi, guidati da Anny ripartiamo sotto l’occhio minaccioso del Tubkal che nel frattempo si è ricoperto di nuvole. Ci aspetteranno tratti di discesa molto esposta, guadi di fiume, risalite….insomma non sarà un banale l’ultima tappa del nostro viaggio!!! Alla fine dopo 31 km e 460 d+ per niente semplici ci ricompattiamo nel paesino di Tighdouine ritrovando anche Fabio Obbi e Assan. Un mix di sentimenti ci avvolge!!!Siamo stanchi, felici, e tristi nello stesso tempo per essere arrivati ai titoli di coda del nostro viaggio! Dalle facce dell’ultimo scatto al nostro arrivo trapela tutto!!!!

E ora via si caricano le bici e si va verso Marrakech. Ci aspetterà una lunga giornata per impacchettare tutto e visitare la medina, ma questo è un capitolo secondario…..il viaggio finisce qua!

Nb: Premetto che per fare un viaggio di questo tipo bisogna avere un grosso senso dell'adattamento. Gli standard non sono nemmeno lontanamente europei, l'acqua calda e l'elettricità sono un optional, il mangiare è quello che hanno (ma con amore). Sicuramente non è adatto a chi vuole arrivare a sera e stendersi in un bel letto e ad aver tutti i confort. Ma le bellezze del territorio ripagano ampiamente queste piccole mancanze!!! Detto questo, chi fosse interessato a organizzare un viaggio così, con o senza bici (anche facendo trecking) Hassan è sempre disponibile e pronto a tutto e si prenderà curà di voi!!!!Lo si può contattare nel suo profilo Fb come Hassan Amazigh.
Parla spagnolo e itagnolo!!!:-) 

Altra persona fondamentale per questo viaggio è Stato Fabio Nofferini, che in Marocco c'è già stato....bho, 6/7/8 volte??Insomma, un sacco di volte!!!!Ed è stato lui che ha passato le nottati insonni a studiare la nostra meravigliosa ruta!!!Sempre disponibile per qualsiasi consiglio anche lui lo travate su Fb!!!