"vivi una vita in cui ti riconosci"Tiziano Terzani

lunedì 13 maggio 2013

Monte Rosa skialp





Venerdì mattina . Il braccio destro mi fa male tanto che non riesco ad alzarlo e le costole in basso a sinistra anche. Scesa dal treno mi fermo alla farmacia della stazione e mi prendo una scatola di cerotti e una di bustine antidolorifici. Una volta pagato, mi metto in disparte un attimo mi tiro su la maglia mi metto due cerotti, mi tracanno una bustina e via che vado a prendere la bici per raggiungere il mio posto di lavoro.
La caduta in bici di mercoledì sera si fa sentire...
“Questo fine settimana mi rilasso!!!” dico con la mia collega. “Si si, con sto male al braccio me ne sto buona buona , sarei da... sai un agriturismo in mezzo al nulla con un tipo che mi fa un corso di cucina vegana…hahah,ma dai scherzi a parte magari mi metto  li ed è la volta buona che imparo anche a cucinare qualcosa….si dai relax totale!!!”
Declino la richiesta di un amico che ci invita ad arrampicare “con sto braccio non ce la faccio…” e valuto di partire per il lecchese dove dei nostri amici si ritrovano per un giro in mtb. Ho una gran voglia di rivederli, ma viste le mie condizioni penso ad un alternativa treck mentre loro pedalano per poi ritrovarci “alla birra”.
Dopo pranzo Marco mi manda un messaggio “cosa facciamo domani!?” e io gli rispondo mandandogli un linck su” we rilassanti in bagni di birra”
Poi mentre sono al pc mi arriva un messaggio da Simone :”domani e domenica vi va di andare sul rosa?”
Azzz!!!!!!Giro subito il messaggio a Marco, sono entusiasta e non penso più ai mie dolori!!! “ma non stai male??!!!mi dice “ma no dai poi dobbiamo muovere le gambe mica le braccia, mi prendo qualche antidolorofico….”
Ritorniamo ai nostri relativi lavori senza darci una risposta e quando a casa ci troviamo faccia a faccia non importa che ci diciamo niente. Chiamo Simone per accordi e iniziamo a preparare la roba.
Cerchiamo di fare lo zaino più leggero possibile, ma siccome Simone mi dice che il rifugio è chiuso ci prepariamo al bivacco con cibo pentolini e fornellino portatile.
Verso le dieci finalmente mi fermo, accendo il pc e inizio a studiarmi l’itinerario….e mi accorgo che il rifugio è aperto!!!!!!!!Mando un messaggio a Michele (altro compagno della spedizione) che dopo qualche minuto mi richiamo dicendo di aver già prenotato!!!!E per fortuna, visto le temperature che ci aspettano!!!!!
Insomma ormai la macchina è in moto e non si può più fermare!Ci siamo Io Anny (perché se lo chiamo Marco non mi risponde..) Simone Michele che ci eravamo già “provati la febbre” sul grampa e a noi si unisce anche Giorgio, che capiamo subito che di montagna ne ha masticata e ne mastica a manetta!
Primo Giorno.
La sveglia è alle 4,30 del mattino nel giro di un oretta ci raduniamo tutti, riempiamo la nostra macchina e partiamo. Verso le 10:30 siamo già a Staffal, ci carichiamo zaino e sci e ci incamminiamo verso il luuuuuuuungo lunuunghisssimo sentiero che ci porterà alla nostra prima tappa al rifugio città di mantova.
Partiamo tranquilli…sappimo di avere tutta la giornata davanti e quasi 1800 metri di dislivello da fare….e dobbiamo tenercene anche per domani di forza!
Vicino al parcheggio che ci lasciamo alle spalle c’è un elicottero che fa avanti e indietro per scaricare immondizia, caricare viveri e clienti per portarli al rifugio. Ci facciamo una risata all’idea di pagare 50 euro a cranio e prenderlo anche noi e ci incamminiamo verso le piste.
Dopo un paio d’ore le lasciamo il sentiero per immergerci in un paesaggio maestoso e selvaggio. Oltre a noi ci sono solo altri due ragazzi che salgono con molta fatica.
Il sole il caldo e la fatica ci cuociono letteralmente passo dopo passo. Dopo i tremila un po inizia a farsi sentire anche la quota, forse,ma forse è anche tutto l’insieme di cose..
Dopo quasi 6 ore con molta calma finalmente raggiungiamo il rifugio. Sono stanca, ma sento che le mie gambe ce la possono ancora fare.
Il panorama intorno a noi è semplicemente maestoso! Da ogni lato in cui ci giriamo siamo circondati da un mare di montagne….di enormi montagne!!!!la nostra carica emotiva è ancora più forte della stanchezza.
Dopo aver ammirato la bellezza e l’unicità del panorama ci ritiriamo al calduccio del rifugio per scaldarci mangiare, bere e recuperare le nostre forze
Domenica giorno due:
la sveglia è alle 4,30. Con fatica sgusciamo fuori dal calduccio dei nostri lettucci e tra luci di frontali e tintinnii di moschettoni prepariamo velocemente lo zaino per scendere a far colazione.
Mi metto altri due cerotti antidolorifici. Costole e braccio a freddo si fanno sentire un bel po’. La mia forma fisica fa schifo e sono molto perplessa.
A fare colazione con gli altri sono agita, indecisa perplessa e parlo poco. Pensare di uscire con quel freddo e con il male che ho addosso mi fa pensare “ma chi me lo fa fare!!!!?”
Simone mi sprona a provare comunque. Male che vada torni indietro!”
In cuor mio so che se parto da li non esiste un tornare indietro.
Siamo pronti. Anche io mi carico lo zaino sulle spalle e vado. Sono stanca continuo ad essere perplessa. Passata la prima gobba ci troviamo di fronte al primo pendio ripido.  Raggiungo Marco e gli rompo le palle con le mie perplessità. Insieme raggiungiamo Giorgio e Simone. Sono per scendere. Ancora una volta Simone mi sprona ad andare avanti. Devo decidere li prima della zona crepacciata.  Da li in poi si continua solo insieme. Li saluto e li faccio andare avanti. Anny mi saluta dicendomi che sono coraggiosa perché lui non ce l’avrebbe mai fatta a rinunciare. Lo vedo andare. Mi guardo attorno, il freddo è estremo. NON CE LA FACCIO A CAVARMI GLI SCI E A SPELLARE Non ce la faccio proprio!Mi metto l’animo in pace e riprendo a marciare. Dopo un po’ Marco si gira e vedendomi mi aspetta.  “Lo sapevo!”.
Più si va avanti più il freddo si fa sentire. Nonostante la fatica e il fatto che ci si muova non ci si riesce a scaldare nemmeno un po’.  Siamo ancora all’ombra, ma il sole sta iniziando ad alzarsi in cielo e riflettendo sulle vette ci regala un paesaggio incredibilmente bello unico, maestoso, che mi ricorda il perché di essere li. Michele è avanti già da un po’e anche Marco ha decisamente un passo più veloce del mio. Io Simone e Giorgio procediamo quasi sempre insieme ognuno con il suo passo. Il freddo e la quota rendono quella salita molto più faticosa di quella del giorno prima. Mi sento stremata. Simone mi incita ad alzare lo sguardo e a guardare le vette: cazzo si vede anche il Monviso!!!
Sono estasiata dalla bellezza del paesaggio attorno ma nello stesso tempo non vedo l’ora di arrivare. Il respiro si fa affannoso, rallento il passo inizio a contare. 8 passi e prendo fiato, se va bene riesco a farne 15 se entro in trip una trentina poi mi fermo di nuovo per cercare di prendere boccate di ossigeno e ripartire. Arriviamo sotto un enorme seracco. Impressionate…davvero ma davvero impressionante!!!!Meglio non perderci tempo sotto. Prendiamo tutto il fiato che abbiamo in corpo e cerchiamo di radunare tutte le nostre energie residue per superare il tratto più in fretta possibile. Poi finalmente ci raggiunge il sole….magra consolazione visto che la temperatura non accenna nemmeno un po’ ad aumentare.
Per pochi minuti ci riaccordiamo anche con Marco. Non si riesce a star fermi per il freddo. Capanna Margherita si vede già . Marco si rimette lo zaino in spalla dicendo “faccio l’ultima tirata fino a su”. E si allontana velocemente. La fatica e il freddo estremi di quell’ultimo tratto me li ricorderò per un bel po’.
Conto i passi, il respiro è affannato mi viene da chiudere gli occhi dalla stanchezza. Ho la gola secca ma non riesco a bere perché l’acqua nel tubino del mio camel beg ovviamente è ghiacciata. Ho bisogno di zuccheri. Mi fermo un attimo per tirare fuori dallo zaino una barretta ghiacciata che sgranocchio in tre bocconi. Tre passi e respiro, otto passi e respiro uno due tre….improvvisamente mi ritrova appena sotto alla capanna margherita. Tempo di alzare lo sguardo e le nuvole arrivano a ricoprire tutto di bianco. Dietro di me sento la voce di Simone che mi raggiunge “dai che ci siamo!” poi quella di Giorgio:”io tornerei giù da qua!”.
Davanti a me ci sono gli sci di Marco e Michele che hanno piantato nella neve per salire con i ramponi.  Grandi!!!Lo sapevo che Marco era già su!
Io mi sento già al traguardo. Capanna margherita è pochi metri sopra la mia testa ma decido di cavare le pelli li. Mentre prepariamo tutto Marco e Michele ci raggiungono, senza bisogno di chiamarli. Ci si capisce.
Si scende solo insieme!
Nel momento in cui partiamo per la discesa si ricopre nuovamente tutto. Non riusciamo a vedere assolutamente niente, siamo solo noi 5 e per un attimo ho come l’impressione che galleggiamo nel vuoto. Marco tira fuori il gps e lentamente iniziamo a seguire con molta cautela la traccia. Finalmente sentiamo anche delle voci e gli andiamo incontro. Sono un gruppetto di alpinisti che avanzano verso la vetta e che per riferimento avevano appena piantato una sonda nella neve con il sacchettino che sventolava sulla sommità.
Il vento finalmente spazza via le nuvole rendendo migliore la visibilità così che noi possiamo fare con più tranquillità la nostra discesa.
Incontriamo farina da subito, poi ghiaccio che ci disfa le gambe. Come già sapevo anche la discesa diventa altrettanto faticosa! Ho i quadricipiti che fumano!!
Nonostante i 900 metri di dislivello raggiungiamo velocemente di nuovo il rifugio Mantova e per quanto il tempo inizi ad essere più instabile decidiamo di fermarci un attimo per riprenderci. Siamo tutti troppo stremati (o per lo mene parlo per me…). Ho bisogno di reidratarmi, di mangiare qualcosa e soprattutto di scaldarmi. Dentro ordino un te caldo e una fetta di torta anche se faccio fatica sia a mangiare che a bere.
Dal rifugista impariamo che sulla vetta davano una temperatura di -19/-20 gradi!!!!!E per forza non ci si scaldava!!!!!
Sono ridotta ai minimi termini, mi sento la febbre, sono BOLLITA. Quando poi ci metto 5 minuti per riuscire a rinfilarmi uno scarpone, inizio a chiedermi come farò a scendere da li.
Ci sono ancora quasi 1800 metri di dislivello in discesa da fare…..AIUTOOOOO!!!!!
Quella tappa sarà però salvavita!!!!!Non perdiamo troppo tempo per non raffreddarci i muscoli e quando usciamo sta nevicando.
Iniziando a scendere la temperatura finalmente si fa più umana! Siamo ancora sotto zero, ma a noi sembra caldo.
La neve è abbastanza facile io al di là di ogni mia aspettativa mi riprendo e mi godo una lunga discesa fantastica!!!!!
Provo a fare anche un ripido canalino con neve valangata dove Marco e Michi scendono in men che non si dica,mentre io ci metto un po, con un paio di belle cadute anche che vanno a dare il colpo di grazia alle mie costole e al mio braccio già doloranti…ma di questo me ne renderò conto dopo quando i miei muscoletti si raffredderanno….
Superato il canalino iniziamo a seguire una traccia diversa da quella dell’andata, passiamo per uno splendido sentiero innevato a mezzacosta il paesaggio è ancora selvaggio e mozzafiato fino a che non raggiungiamo le piste.
Ci lasciamo alle spalle tutta la fatica e come cinque bimbi felici ci divertiamo a scendere prendendo velocità fin che neve ce lo permette!!!!
E’ fatta!!!!Arrivati al sentiero ci fermiamo per cavarci gli sci e metterceli in spalla. Siamo stremati, ma la nostra felicità ci riempie di gioia!
Io e Marco ci giriamo un ultima volta per vedere cosa ci lasciamo alle spalle….”prossimo we ci riposiamo vero?”
“Come no, ho già voglia di bici!!!!!”
Qui ci sono le poche foto che ho fatto io...quel che rimane dell' "impresa"
...e qui le foto del primo giorno di marco e foto del secondo fatte da Marco. Sono decisamente più delle mie...io si e no che "ne avevo" da badar li!!!!!:-)



  

lunedì 6 maggio 2013

Granparadiso skialp


Pensavo che fosse passsato più tempo dall'ultimo post che ho scritto, invece sono solo successe tantissime cose da allora! Bisognerebbe avere delle giornate di 36 ore per riuscire a fare tutto, e anche per riuscire ogni tanto a fermarsi e pensare, perchè vale la pena di fissare certi momenti, immagini ed emozioni che si vivono.
Gli ultimi dieci giorni in particolare sono stati talmente "densi" di vita che mi ci vorrebbe almeno una settimana per descriverli e racconrali.
Metto a fuoco quest'ulmimo we...
Sono diversi anni ormai che frequento la montagna e amo viverla a 360°. Credo ad ogni stagione la si possa godere in maniera diversa ed è quello che nel mio piccolo ho sempre fatto. Un mio grande rimorso che avevo per riuscirla a vivere appieno anche nella stagione invernale era quella di non saper sciare.
Quest'anno in cui la neve è abbondata è stato sicuramente l'anno buono per impare.
La mia unica esperienza di sci ai piedi risaliva a quando avevo 17 anni quando andai con la classe delle superiori a fare la settimana bianca...tre giorni di "sculate" in terra e un po' di spazzaneve, poi mai più toccati gli sci fino a un anno fa, quando in una notte di luna piena Marco mi porta con sci e pelli a fare una bella pellatina sul cimone. Decisa più che mai ad imparare a sciare quella notte soli, sulle piste chiuse del cimone, sotto una splendente luna piena ha inizio la mia avventura con gli sci!
Non sarà l'anno migliore per imparare a sciare in quanto di neve ne venne tanta, ma tardi e si sciolse presto. Ma da quella notte in poi imparare a sciare è stato il mio chiodo fisso, e anche grazie all'aiuto e alla complicità di Marco sono riuscita a realizzare almeno un po' un mio sogno!
E' questo il motivo per cui questo mio primo 4000 ha un sapore così specile! Oggi pensavo a quello che ho fatto ieri, e a tutte le volte che questo stesso anno ho imprecato, sono caduta, mi sono bloccata davanti ad una discesa, piantata fino alle ginocchia per non volere più andare aventi con gli sci, e alle soddisfazioni che ho provato comunque ogni volta a riuscire in qualche modo a scendere...e all'enorme pazienza di Marco che non ha mai smesso di spronarmi, con le buone e con le "cattive"e ad avere sempre fiducia in me, anche quando nemmeno io ce l'avevo...
La soddisfazione è stata tanta, e la montagna insegna sempre. Non sapevo che effetto mi avrebbe fatto un 4000. Sapevo che volevo farlo e l'ho fatto! La montagna però insegna. Sempre. Oggi mi sono resa conto che fin dall'inizio ero troppo mentalizzata sul realizzare la vetta. Mi sono assaporata passo dopo passo tutta la fatica dell'ascesa, ho ascoltato il mio respiro, il mio corpo, mi sono sentita parte infinitamente piccola di quella natura immensa in cui ero. Mi sono emozionata fino alle lacrime quando ho raggiunto la cima, quando dall'alto vedevo tutte le altre cime di altre montagne alte sotto di me, quando ho superato lo strapiombo sotto ai miei piedi.
Mi è dispiaciuto cedere in parte durante la discesa. Non avevo "calcolato" che ci sarebbero potuti essere altri momenti duri dopo la vetta, e con il senno di poi mi è dispiaciuto brontolare anzichè stare a godere comunque di quello che stavo vivendo e di ciò che avevo intorno....
E' comunque andata, una grande avventura è sempre è comunque anche un gran viaggio introspettivo dentro se stessi. La montagna ti mette a nudo, difronte alle tue debolezze. e insegna.... Questo è stato il mio primo 4000....le foto raccontano il resto.....